Il leader mondiale nelle vendite di veicoli elettrici (EV), BYD, è stato aggiunto alla “lista sporca” ufficiale del Brasile delle aziende coinvolte in violazioni dei diritti dei lavoratori. Anche se lo scandalo non riguarda l’assemblaggio di veicoli, esso è incentrato sulla costruzione dell’imponente stabilimento produttivo dell’azienda a Camaçari.
Le accuse: “servitù moderna”
La controversia nasce dal trattamento riservato a 163 lavoratori cinesi portati in Brasile dal Jinjiang Group, un appaltatore assunto per costruire l’impianto BYD. Le indagini hanno rivelato condizioni che molti osservatori hanno descritto come arcaiche e di sfruttamento.
Secondo quanto riferito da Reuters e da investigatori locali, i lavoratori hanno subito diversi gravi abusi:
- Sovraffollamento estremo: In un caso documentato, 31 lavoratori sono stati trovati a vivere in un’unica casa dotata di un solo bagno.
- Furto salariale e controllo finanziario: Le accuse suggeriscono che parte dei salari dei lavoratori sono stati dirottati in Cina invece di essere pagati ai dipendenti. Inoltre, secondo quanto riferito, i lavoratori sarebbero stati costretti a pagare un deposito di 900 dollari solo per iniziare il rapporto di lavoro, somma restituita solo dopo sei mesi di servizio.
- Restrizione di movimento: I rapporti indicano che i passaporti dei lavoratori sono stati confiscati, una pratica spesso associata a scenari di lavoro forzato.
Il divario di responsabilità: appaltatore vs committente
BYD ha risposto alla protesta prendendo le distanze dalla cattiva condotta, sostenendo di non essere stata a conoscenza delle azioni dell’appaltatore finché la situazione non è diventata pubblica.
Tuttavia, le autorità brasiliane hanno respinto questa difesa. Secondo i quadri normativi locali, la società principale, quella che beneficia della costruzione, è ritenuta responsabile delle pratiche lavorative che si verificano nei siti di progetto. Questo principio legale, spesso definito responsabilità solidale, garantisce che le aziende non possano aggirare le leggi sul lavoro semplicemente esternalizzando compiti ad alto rischio ad appaltatori terzi.
Perché questo è importante per il futuro di BYD in Brasile
L’inclusione di BYD nella “lista sporca” del governo comporta implicazioni significative che vanno oltre le semplici pubbliche relazioni:
- Barriere finanziarie: Essere inseriti nella lista nera può limitare la capacità di un’azienda di accedere al credito e al sostegno finanziario da parte di banche e istituzioni statali brasiliane.
- Ostacoli all’espansione: Poiché il Brasile diventa il mercato più critico per BYD al di fuori della Cina, qualsiasi attrito con le autorità di regolamentazione federali potrebbe rallentare gli aggressivi piani di espansione dell’azienda.
- Controllo ESG: Per un’azienda posizionata come leader nella transizione “verde”, le accuse di violazioni dei diritti umani creano una netta contraddizione con gli standard etici attesi dal settore delle energie rinnovabili.
Nonostante questi intoppi legali e reputazionali, lo slancio commerciale di BYD rimane sostanzialmente intatto. La capacità dell’azienda di produrre e distribuire modelli popolari, come il Dolphin Mini, continua senza sosta, assicurandole di rimanere una forza dominante nel mercato dei veicoli elettrici sudamericano.
Conclusione: Sebbene le vendite automobilistiche di BYD rimangano solide, l’azienda deve ora affrontare una significativa battaglia legale ed etica in Brasile, poiché le autorità la ritengono responsabile degli abusi sul lavoro commessi dai suoi appaltatori.
